SOTTO LA BUONA STELLA
Rosa Leonardi: 40 anni di ricerche, dall'astrattismo alla video arte
Forse neanche oggi è particolarmente felice la situazione dell’arte contemporanea a Genova, dove si scontano drammaticamente la crisi del mercato e la riduzione dei finanziamenti pubblici alle attività culturali. Certamente, però, l’atmosfera all’inizio degli anni ’60 si presentava in termini ancor più scoraggianti. Assenti le strutture pubbliche, il numero delle gallerie si contava sulle dita di una mano: accanto alla storica Rotta e alla San Matteo, si contavano la galleria Guidi, Sant’Andrea, la Bifora, affiancate da altre sedi come la Società per le Belle Arti, lo Chalet dell’Acquasola, il Circolo della Stampa. Non che mancassero i fermenti come provano l’affacciarsi alla ribalta di artisti come Caminati, Fieschi, Mesciulam, Chianese e la nascita nel 1959 della rivista degli Oberto, Ana Eccetera. A segnare una svolta nel circuito espositivo è - con l’avvio dell’esperienza della Cooperativa del Deposito a Boccadasse, di poco successiva – l’inaugurazione nel marzo 1963 della galleria La Polena. Protagonisti di questa iniziativa, che doveva portare in città artisti del livello di Reggiani, Fontana, Max Bill, Hartung, furono un pittore, Edoardo Manzoni (che presto si sarebbe applicato esclusivamente al ruolo di gallerista) e Rosa Leonardi, che veniva invece dal settore della moda.
E’ a quest’ultima che, nel decennale della scomparsa, il Museo di Villa Croce dedica dal 30 maggio al 30 giugno prossimi, una rassegna curata da Sandro Ricaldone con Giorgia Barzetti, Gianfranco Pangrazio e Alessandra Visentin nella quale si dà conto dei quarant’anni di ricerche svolte prima alla Polena (dove rimane sino al 1978; Manzoni, anch’egli recentemente scomparso, ne proseguirà a lungo la conduzione) e quindi, dopo alcune collaborazioni di breve durata, con Leonardi V-idea (1985-2002).
Decisiva, sotto il profilo formativo, è la prima esperienza, che la porta a contatto non solo con artisti già celebri ma con le vicende più attuali della contemporaneità, in particolare con la produzione degli artisti cinetici, da Vasarely a Morellet, dal Gruppo Enne a Le Parc, grazie ai quali matura la consapevolezza della fecondità del rapporto fra arte e tecnologia. Ma ancor più importante risulta la seconda avventura che – senza dimenticare il passato, come provano le “riletture” degli anni ’60, fra cui quella degli astrattisti genovesi di Tempo 3 – la porta a misurarsi sin dall’esordio, con la mostra dei Giovanotti Mondani Meccanici, su un fronte completamente nuovo, quello della video arte e delle video-installazioni.
Nelle sale al primo piano di Villa Croce si incontrano le opere conservate nel magazzino della galleria: bozzetti di Fontana, acquarelli di Calderara, una tela traforata di Dadamaino accanto a lavori di grandi proporzioni di Richard Smith e Winfred Gaul. E ancora lavori di Borella, dei cinetici, disegni di David Rabinowitch e pastelli di Mario Nigro sino alle tracce lasciate in galleria dalle sue grandi passioni Fluxus: Giuseppe Chiari e Takako Saito.
Nella parte superiore del museo, tra i monitor su cui si alternano i video della sua raccolta, sono riuniti invece i lavori degli artisti più giovani, ai quali Rosa Leonardi ha riservato una disponibilità davvero straordinaria, ospitando ai suoi esordi Maurizio Cattelan, recentemente celebrato al Guggenheim di New York, con il fiorentino Tommaso Tozzi, alfiere della Hacker Art, i genovesi Crosa, Ghiglione, Arena; Roberto Costantino e Ivano Sossella, esponenti dell’ala neo-concettuale degli anni ’90, Carlo Buzzi dei Vegetali ignoti. E così sino ai pupilli dell’ultima ondata: Lorenzo Biggi, Marco Villani, Clearco e Giuria, in una visione affollata e intensa, che restituisce nelle sue complesse diramazioni il quadro di una passione assoluta per l’arte divenuta per Rosa nient’altro che la vita.
Giuliano Galletta