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settembre 2014 - ottobre 2015



Mostre e Recensioni



-  Lo spazio altro
    del libro d'artista


-  Stefano Grondona
    L'eccentrica visione


-  Claudio Costa e i musei

-  Ger Lataster
    alla Galleria Peccolo


-  Domenica Laurenzana:
    Tra il segno evidente
    e il segno nascosto


-  Omaggio a Cervantes

-  Adriano Accattino:
    dalla non pittura
    all'iperppittura


-  Outsiders: tre artisti
    fuori dagli schemi


-  Giuliano Galletta:
    il corpo come reperto


-  Angelo Gualco performer

-  Palma Severi - Mirella Tarditi:
    Sconfinamenti


-  Roberto Perotti:
    Beyond: Desire for the Infinite


-   Il Registratore Nucleare

-  Piero Simondo
    situazionista controcorrente


-  Beppe Dellepiane:
    "Carta santa"


-  Beppe Dellepiane:
    Pagine da "Carta santa"
    e altri lavori


-   Enrico Morovich:
    le stranezze del Ragioniere


-   Atelier San Marcellino
    Creatività e partecipazione


-   Giuliano Galletta
    Roman reussi e altre carte




 

CREATIVITÀ E PARTECIPAZIONE


il Laboratorio di pittura di San Marcellino

(Palazzo Ducale, Loggiato Cortile Minore, Genova, 5-12 ottobre 2015)

L’idea di un laboratorio di arti visive si affaccia sulla scena italiana a metà degli anni ’50, con la creazione, ad opera di Asger Jorn, Pinot Gallizio e Piero Simondo, del Laboratorio sperimentale di Alba. Sulla scorta di suggestioni tratte dai procedimenti scientifici e dalla teoria deweyana dell’ “arte come esperienza”, veniva allora affermata l’importanza di una ricerca svolta in uno spazio comune, dove l’interazione fra i singoli potesse fornire stimolo alla creazione di nuove forme. Questa idea, ripresa in funzione didattica nel 1972 da Simondo nei laboratori d’arte dall’Istituto di Pedagogia dell’Università di Torino sarà poi estesa da Bruno Munari al mondo dell’infanzia con la creazione, nel 1977, di specifici ateliers presso la Pinacoteca di Brera.
Parallelamente si venivano sviluppando altre esperienze, che alle citate componenti didattiche e di ricerca univano una forte istanza d’impegno sociale, spesso attivate - sulla scorta delle esperienze pionieristiche di Leo Navratil a Gugging e, per quanto concerne l’Italia, di Michael Noble e Vittorino Andreoli a Verona e di Franco Mori con La Tinaia a Firenze – in ambienti di marginalità e di esclusione (Pasquale Campanella e Wurmkos a Milano; Claudio Costa e l’Istituto per le Materie e le Forme Inconsapevoli a Genova Quarto).
Sotto l’insegna della creatività e della partecipazione si colloca l’attività degli atelier di San Marcellino, “luoghi”, come ha scritto Lorenzo Penco, “dove ricostruire la propria identità attraverso la narrazione di sé, fatta attraverso la musica, il teatro, la pittura, la poesia”; dove gli artisti (outsiders, operatori, appassionati) si incontrano e fanno dello spazio condiviso uno strumento di elaborazione del vissuto personale e di carica inventiva.
Questa mostra, che fa seguito ad altre rassegne a raggio più concentrato (Outsiders, Spazio 42R di Palazzo Ducale, febbraio-marzo 2015; Outsiders 2, Oratorio di San Giovanni Battista, San Bartolomeo di Vallecalda, luglio 2015), documenta l’attività dell’atelier di pittura attraverso alcune opere significative di coloro che, nel tempo, vi hanno preso parte.
Carmela Battaglia incastona un’isola come un minerale prezioso tra un cielo increspato e la cortina impenetrabile del mare. Daniele Bianco evoca con incisività un volto feroce, la cui bocca si spalanca su una chiostra di zanne affilate. Piero Mauro Bisogno costruisce in rilievo, con materiali di riporto, una città fantastica, priva di fortificazioni come gli uomini sono, secondo la massima di Epicuro, di fronte alla morte. Danila Di Salvo definisce con sottigliezza il profilo di Robert Delaunay, tra figura, linea e un colore rattenuto. Giovanna Esposto affronta con immediatezza comunicativa il tema della composizione floreale. Dino Galiazzo si immerge nella dimensione metropolitana con un tratto energico, che ne rimarca la convulsa vitalità. Marina Junyent Mercader, già nota per le sue potenza lacerante delle sue figure, ci offre in questa occasione un paesaggio di ideale armonia, realizzato con colori estratti da elementi naturali (bacche, argilla ecc.). Giuseppe Limatola si cimenta una volta ancora con il tema del ritratto di coppia, che delinea con verve, come emblema di felicità raggiunta, su uno sfondo di armonica asimmetricità. Raffaella Mariani ricrea pittoricamente un’atmosfera festosa, che trova nella vivacità del colore la sua felice chiave espressiva. Fabrizio Migliazzi struttura ritmicamente lo scorcio di una chiesa appartata attraverso la profusione degli archi che cadenzano il dipinto. Carlo Montesello costruisce con il suo caratteristico segno marcato la veduta di un luogo immaginario, dominato da un riflesso solare. Michele Ventricelli, infine, si addentra in una dialettica fra ordine e caos, facendo dei suoi paesaggi urbani il teatro di un radicale conflitto tra l’originario impianto rigoroso della composizione e la frenesia del segno che a questo si sovrappone.
Così diverse tra loro, le individualità presenti si fondono senza forzature nelle opere collettive, qui rappresentate da un singolare Presepe, dove - pur se riconoscibili - i singoli contributi si affiancano con efficacia, contornando l’inconsueta Sacra Famiglia di Limatola, o nel dipinto scelto come copertina di Sogni e convinzioni, il volume realizzato dall’atelier di poesia, dove con chagalliana leggerezza si distende un’atmosfera di sospensione fantastica.

Sandro Ricaldone